Milano Fashion Week

Le ‘Settimane della Moda’ sono degli eventi molto importanti a livello modiale per lanciare le tendenze in fatto di abbigliamento e accessori.

Ne fu il precursore New York nel 1943 con la sua prima “Settimana della Moda” con lo scopo di promuovere i brand locali.

La Milano Fashion Week conosciuta anche come “La settimana della moda di Milano” seguì l’idea newyorkese e dal 1958 si tiene due volte l’anno proprio a Milano.

Oltre a Milano e New York fanno parte delle “Big Four“, ossia delle sfilate più importanti della moda mondiale, anche Londra e Parigi.

A Milano sfilano in passerella le collezioni primavera/estate a settembre/ottobre di ogni anno e le collezioni autunno/inverno a febbraio/marzo di ogni anno.

La Settimana della Moda di Milano è patrocinata e coordinata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, un’ organizzazione no profit che disciplina, coordina e promuove lo sviluppo della moda italiana.

Womenswear“, “Milan SS Women Ready to Wear” e “Milano Moda Donna” sono le sfilate più importanti, decretando gli eventi dedicati alla moda femminile come cuore della Milano Fashion Week. Gli eventi dedicati alla moda maschile sono “Menswear” e “Milano Moda Uomo“.

Alla Milano Fashion Week si può presenziare solo se si ha un invito. Chi non ne fosse in possesso può comunque seguire le sfilate in streaming sui canali dedicati e seguire i fashion blogger.

L’omicidio di Gianni Versace, 22 anni fa

Versace nacque a Reggio Calabria nel 1946 e fin da piccolo visse dentro alle cose di moda per via di sua madre, che aveva una bottega da sarta nel centro della città. All’inizio degli anni Settanta si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare per alcune aziende di moda e nel giro di qualche anno arrivò a presentare la prima collezione con il suo nome sopra. In quel periodo la moda era ancora una cosa che riguardava gente molto ricca, e aveva poco o niente da spartire con le masse. Quasi non aveva collegamenti con le principali industrie culturali del mondo, dal cinema all’arte. Ma Versace, un po’ perché aveva una testa come pochi altri un po’ perché era cresciuto in Calabria, lontano dalle bolle in cui lavoravano gli stilisti milanesi o parigini, sapeva che la frontiera della moda era un’altra, e prevedeva lo sconfinamento e la sovrapposizione con la cultura popolare.

ùLa mattina del 15 luglio 1997, lo stilista Gianni Versace fu ucciso davanti alla sua casa di Miami Beach, in Florida, mentre rientrava da una passeggiata. A sparare fu Andrew Cunanan, un serial killer che nei tre mesi precedenti aveva ammazzato altre quattro persone, e che era conosciuto per stringere legami con ricchi uomini anziani, sfruttandoli per spendere i loro soldi. A quanto si sa, però, Cunanan e Versace non si conoscevano, e non si seppe mai se dietro alla morte dello stilista ci fu qualcosa di più di una sfortunata coincidenza: anche perché Cunnan si suicidò una settimana dopo. L’omicidio di Versace ebbe un grande impatto negli Stati Uniti e soprattutto in Italia. La sua fama era uscita dai confini dell’alta moda per entrare da più parti in quelli della cultura popolare: e questo per via di un movimento analogo e parallelo dell’alta moda in generale, avvenuto in buona parte per quello che aveva fatto Versace stesso.

I 6 colori moda della Primavera Estate 2019

Qual è la palette cromatica che tingerà l’armadio della prossima stagione? Dalle sfilate la nostra guida, con tanto di consigli e abbinamenti: scoprite qui sotto i dieci colori moda della Primavera Estate 2019 su cui puntare.

Beige-Nude: è stato il fil-nude di tutta la collezione Primavera Estate 2019 di Riccardo Tisci per Burberry. Declinato in ogni sfumatura, più o meno intensa, diventa forte e potente nella versione total look. Perfetto per sostituire le mise black, nella quotidianità.

Giallo canarino: è la sfumatura ideale per accogliere la mezza stagione. Gli stilisti puntano la matita sulla sua delicatezza più esasperata, utilizzando i tessuti più fragili come chiffon e georgette. Non mancano ruches sofisticati e pieghe finissime.

Marrone toffee: è intenso, avvolgente e anche un po’ goloso. È un marrone che presenta una punta di miele, quindi ideale per rendere più dolci i modelli più strutturati (come il trench di suede). Si abbina a tantissime tonalità, ma nella versione total look è impossibile resistere. Proprio come una caramella toffee.

Turchese: come per Van Gogh, traccia un ritmo visivo intenso vibrante. Ecco perché va indossato nella sua ampiezza: in abiti lunghi e voluminosi che prendono vita ad ogni passo.

Living Coral: è il colore dell’anno 2019. Pantone lo definisce come un “colore ricco, presente in modo costante attorno ai noi nel mondo reale e vivacemente sui social media” – e aggiunge – ” è una tonalità corallo piena di vitalità con un accenno dorato che infonde energia e ravviva con delicatezza. Simboleggia il nostro innato bisogno di ottimismo e ricerca di gioia, rappresenta il nostro desiderio di giocosità”.

Bianco sporty: il non-colore torna alla sua connotazione originale, segno di freschezza, pulizia e tempo libero. Banditi i toni aulici e più romantici, i look total white presentano tessuti tecnici, maxi tasche applicate e zip.

Che cos’è la moda?

La moda non è solo sfilate e riviste. La moda è un atteggiamento, uno status sociale, un modus vivendi. Essa esiste grazie alla fantasia e alla creatività dell’individuo ed è proprio per questo che chiunque può fare moda, purchè dotato di buon gusto.


E’ difficile fornire una definizione del concetto di moda in quanto anche non vi è un’interpretazione oggettiva e univoca a riguardo. Come ogni forma d’arte può essere solo soggettiva. Tuttavia la moda viene spesso definita come “l’usanza più o meno mutevole che, diventando gusto prevalente, si impone nelle abitudini, nei modi di vivere e nelle forme del vestire”.


Ogni giorno si sente parlare di moda come scelta mutevole di capi di abbigliamento ma in realtà la moda è un sistema multidimensionale che non riguarda solo l’abbigliamento. Il mondo del fashion comprende tutte le attività umane che si basano sulla scelta, in base a criteri sociali di gusto e di un modello di comportamento.

L’abbigliamento rappresenta solo uno degli ambiti di significatività della moda e questo viene confermato da Devoto, secondo cui “la moda è un principio universale, uno degli elementi della civiltà e del costume sociale che interessa non solo il corpo ma anche tutti i mezzi di espressione di cui l’uomo dispone”.

Con gli studi di Simmel e Veblen la moda viene analizzata dal punto di vista culturale e sociale come un fenomeno caratterizzato da due spinte contrapposte: l’imitazione di un modello esistente che garantisce la coesione sociale e la differenziazione personale che appaga il bisogno di distinguersi dagli altri e di mostrare la propria agiatezza e il proprio status sociale.


La diffusione della moda, secondo questi autori, avviene attraverso un processo molto lento chiamato da Simmel “teoria del gocciolamento” nel quale le classi inferiori imitano le classi più elevate che a loro volta adottano una nuova moda per ristabilire la differenza. Un processo basato, dunque, sulla continua innovazione e sul cambiamento.

Con l’avvento della società industriale anche Blumen analizza il fenomeno della moda inserendo un elemento molto importante: la comunicazione. Attraverso l’abito si comunica la propria identità sociale e soprattutto si cambiano informazioni tra gruppi, individuo e società.

Le 11 lezioni di stile di Anna Wintour

Noi abbiamo voluto astrarre dai suoi outfit le 11 regole base che costituiscono i pilastri del suo stile. Regole che in molti casi corrispondono a quelle del buon senso. Solo che di quello a volte ce ne infischiamo. Di Anna Wintour, invece, non ci azzarderemmo neppure.

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